
di Etgar Keret
Nella mente del contestatore, l’artista è qualcuno che ci fornisce beni e servizi, proprio come l’idraulico, il tassista o il ristoratore
Quando un mio racconto viene boicottato, mi offendo non una, ma due volte: una volta per me stesso, in quanto, da bravo ebreo lagnoso, sono convinto di non meritare un simile insulto, e una seconda volta per il mio racconto.
A ben rifletterci, che cosa dice in realtà il boicottaggio letterario, di qualunque specie esso sia? Dice che quando leggiamo un’opera letteraria è come se le facessimo un favore. E che se il suo autore si permette di comportarsi male, il suo lavoro perderà all’istante il privilegio di essere letto e potremo passare agli scritti di qualcun altro, un autore più morale e compiacente. Questo atteggiamento cancella la visione romantica dell’arte come una finestra spalancata sull’esperienza particolarissima del suo creatore, e suggerisce invece che l’opera d’arte altro non è che un ennesimo articolo offerto al pubblico consumo nel supermercato della vita.
Nella mente del boicottatore, l’artista è qualcuno che ci fornisce beni e servizi. E proprio come con l’idraulico, il tassista, o il ristoratore, se non ci va a genio un




