di Alessandra Muglia
«Resistenza in prigione», curata dalla fondatrice Nadya Tolokonnikova, è stata inaugurata alla presenza dei dissidenti Vladimir Kara-Murza e Oleg Orlov
A due settimane dal controverso ritorno della Russia «ufficiale» alla Biennale di Venezia, un’altra Russia viene esposta a Strasburgo in concomitanza con la kermesse in laguna. In mostra ci sono le immagini dipinte con inchiostro e sangue sulle lenzuola del suo letto di cella da Pavel Krisevich, incarcerato per una performance realizzata nel 2021 sulla Piazza Rossa di Mosca, quando mise in scena un finto suicidio per attirare l’attenzione sulla condizione dei prigionieri politici.
Ci sono i due Dostoevskij accovacciati di Oleg Navalny, che ha passato quasi quattro anni in una colonia penale in un caso considerato come una ritorsione politica contro suo fratello Navalny, poi morto in carcere. La durezza di quel penitenziario gli deve avere ricordato le atmosfere di «Memorie da una casa di morti» sull’esperienza del confino siberiano nell’epoca zarista raccontate dal grande romanziere russo.
Oleg Navalny anche dietro le sbarre ha continuato a fare politica, disegnando illustrazioni che documentavano la vita carceraria. I suoi disegni e




