L’aumento del costo del carburante non basta, da solo, a giustificare il mancato pagamento delle compensazioni ai passeggeri in caso di voli cancellati. È il chiarimento arrivato da Bruxelles, che distingue tra incremento dei costi operativi e reale indisponibilità di carburante. Per la Commissione europea, solo una concreta carenza di jet fuel (carburante per aerei, ndr) può essere considerata una «circostanza straordinaria» in grado di esonerare i vettori dal pagamento dell’indennizzo previsto dalla normativa europea. In sostanza, se un volo non parte per carenza di carburante, il passeggero mantiene il diritto alla riprotezione su un altro collegamento (l’offerta di un nuovo volo da parte della compagnia, ndr) oppure al rimborso del biglietto, ma potrebbe non avere diritto alla compensazione economica prevista dalla normativa europea.

Voli cancellati per mancanza di carburante: c’è il nodo risarcimenti
Rimborso e compensazione non sono la stessa cosa
Nel dibattito emerso nelle ultime settimane, Bruxelles ha anche ribadito una distinzione centrale per i viaggiatori: rimborso e compensazione pecuniaria non coincidono. Il rimborso riguarda il prezzo del biglietto o il riposizionamento del passeggero. La compensazione, prevista dal regolamento




