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Rimpatri, verso la correzione. I dubbi del Quirinale restano. L’opposizione occupa l’Aula

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di Monica Guerzoni e Virginia Piccolillo

Il rebus sulla retribuzione dei legali per ora non si scioglie

Comunque vada a finire, il braccio di ferro lascerà strascichi nei rapporti, già non privi di spine, tra Palazzo Chigi e il Quirinale. Non un fiato è uscito dal Colle più alto sulle parole con cui, a Milano, Giorgia Meloni ha difeso il «buon senso» di quella contestatissima norma del decreto Sicurezza, stoppata da Sergio Mattarella. Eppure ieri è stata un’altra giornata di tensione istituzionale, di scontro in Parlamento e di arrovellamento dei giuristi del governo, che a sera però non avevano ancora trovato la soluzione del rebus. Un clima che sta tutto nell’insofferenza sfogata da Matteo Salvini: «I rilievi del Quirinale? Ormai non mi stupisco più».

Al Colle invece si stupiscono, eccome. Il presidente avrebbe evitato volentieri il nuovo cortocircuito e il consueto «ping pong» sulle trattative, innescato dal governo. Il fastidio per la fuga di notizie è così plateale, che l’ufficio stampa ha fatto scattare una sorta di bavaglio: «Non possiamo anticipare giudizi su cose che ancora non ci sono». Un mix di disagio, irritazione e la determinazione di Mattarella a salvaguardare l’istituzione. Ne deriva che conosceremo la

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