
di Massimo Franco
Emerge una solidarietà trasversale verso Meloni anche da partiti e movimenti filo Putin come la Lega e il M5S
L’attacco russo alla premier Giorgia Meloni, con la sua virulenta volgarità, è una medaglia per il governo italiano. E permette a Giorgia Meloni di velare il pasticcio di un decreto sicurezza sospettato di incostituzionalità; e da correggere in extremis per accogliere i rilievi del Quirinale e evitare un cortocircuito istituzionale. Gli insulti arrivati via tv da uno dei più fedeli esegeti degli umori del Cremlino, Vladimir Soloviev, sono interessanti per due motivi.
Il primo è che «questa Meloni, carogna fascista», come viene definita dal propagandista di Vladimir Putin, è accusata di «tradimento» verso i propri elettori e verso Donald Trump: un accostamento sospetto, che cerca di coprire goffamente l’ostilità russa per il sostegno dell’Italia e dell’Europa all’Ucraina; e insieme conferma l’asse tra Mosca e Washington contro l’Ue e contro un’Italia che non asseconda la loro strategia.
L’altra ragione è squisitamente di politica interna. E fa emergere sia una solidarietà trasversale verso Meloni anche da partiti e movimenti filo Putin come la Lega e il M5S, col vicepremier Matteo Salvini e con Giuseppe Conte;




