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Vino e greenwashing: il 53% dei claim è considerato ingannevole

Nel settore vitivinicolo la sostenibilità non può più limitarsi a una dichiarazione d’intenti. È questo il punto di partenza emerso nel confronto “Comunicare la sostenibilità del vino: tempo di chiarezza”, promosso da Equalitas insieme a FederBio e Legambiente durante Vinitaly. Il tema non riguarda solo la sensibilità ambientale, ma il passaggio a una fase in cui la sostenibilità deve essere misurabile, documentata e verificabile. Una trasformazione che coinvolge direttamente le imprese, chiamate a rivedere il modo in cui raccontano il proprio impegno ambientale, sociale ed economico.

Norme europee più stringenti e stop ai claim generici

A rendere più netto questo cambio di prospettiva è la Direttiva UE 2024/85, già in vigore, che interviene in modo diretto sulla comunicazione. Le aziende non potranno più utilizzare termini come “naturale”, “green” o “eco-friendly” senza il supporto di evidenze concrete e verificabili. Il provvedimento nasce anche da un’analisi della Commissione europea, secondo cui oltre il 53% dei claim ambientali risulta vago e circa il 40% privo di riscontri oggettivi. In questo scenario, il comparto agroalimentare si colloca tra i più esposti al fenomeno del greenwashing. Si tratta quindi di

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