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Vini no e low alcol, l’Italia parte in ritardo, ma accelera: produzione prevista +90%

L’Italia si affaccia sul mercato dei vini no e low alcol in una fase in cui il segmento ha già assunto una dimensione consolidata in Germania, Regno Unito e Stati Uniti. Dopo anni in cui la produzione di dealcolati è stata di fatto orientata all’estero per limiti normativi interni, il Paese avvia ora una fase di produzione nazionale che si inserisce in un contesto internazionale già strutturato e in crescita. Nel 2025 il comparto dei Nolo nella grande distribuzione dei tre principali mercati occidentali ha superato 1,2 miliardi di euro, pari a circa 160 milioni di bottiglie, secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly presentato a Verona. Un volume ancora marginale rispetto al vino tradizionale, ma sufficiente a definire una categoria in espansione stabile e con una stima di crescita della produzione nel 2026 del 90%.

Vini no e low alcol, l’Italia parte in ritardo, ma accelera: produzione prevista +90%

Vini no e low alcol al centro del dibattito al Vinitaly

Un ingresso italiano tardivo ma con prospettive di crescita

Il posizionamento italiano si colloca in una fase iniziale rispetto ai competitor europei, con una quota di mercato che si attesta intorno al 2,5%, concentrata soprattutto in Germania e Regno Unito.

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