
Il braccio di ferro sotterraneo tra i due chiama direttamente in causa il futuro del Pentagono. E non c’entra soltanto la guerra contro l’Iran
La guerra in Iran sta facendo aumentare le tensioni ai vertici del Pentagono. La scorsa settimana, il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha ordinato il siluramento del capo di Stato maggiore, Randy George. Una figura, quest’ultima, storicamente assai vicina all’attuale segretario all’Esercito, Dan Driscoll: quel Driscoll che è un amico intimo, oltreché stretto alleato politico, del vicepresidente americano, JD Vance.
Attenzione: che i rapporti tra Hegseth e Driscoll fossero tesi, non è una novità. Già a settembre, la Cnn riportò che il capo del Pentagono fosse piuttosto insofferente verso il segretario all’Esercito. In particolare, sembra che Hegseth tema che, prima o poi, possa essere sostituito da lui ai vertici del dicastero che attualmente guida. Non solo. Il segretario alla Difesa non ha visto neanche troppo di buon occhio il fatto che, l’anno scorso, la Casa Bianca abbia conferito a Driscoll un ruolo primario nel processo diplomatico ucraino.
Il punto è però che le fibrillazioni tra i due sembrano essersi intensificate a seguito dell’conflitto con l’Iran. È chiaro che, licenziando George, Hegseth ha puntato a indebolire




