
L’amministratore delegato del gruppo in assemblea a Wolfsburg sullo stato dell’azienda e le misure che sarebbero necessarie
Gianluigi Giannetti
25 agosto 2026 (modifica alle 18:36) – MILANO
“È il più grande programma di trasformazione nella nostra storia. Dobbiamo ridurre la complessità, snellire sistematicamente le strutture e abbassare i costi. Perché ciò accada è necessario che tutti collaborino”. L’amministratore delegato del gruppo Volkswagen Oliver Blume, accompagnato dal responsabile del marchio Thomas Schäfer, chiama raccolta l’azienda nella prima di un ciclo di nove assemblee pubbliche (ma a porte chiuse a osservatori esterni) in altrettante fabbriche, destinate a spiegare ai dipendenti la strategia di rilancio, provando anche a giustificarne le conseguenze. Nello stabilimento simbolo di Wolfsburg, davanti a 10 mila lavoratori raccolti nello storico reparto Halle 1, Oliver Blume non ha avuto certo argomenti popolari da utilizzare. “Dazi, nuovi concorrenti e rischi geopolitici, ecco perché l’intero settore automobilistico è sottoposto a un’enorme pressione. Le nostre quote di mercato stanno crescendo, ma questo non basta ancora”. La riflessione dell’amministratore delegato è la fotografia di un gruppo che non fatica ad ottenere risultati soddisfacenti in termini di vendite in Europa, ma che




