
di Roberta Scorranese
Il grande corteo per festeggiare lo scooter amato dagli artisti e dal cinema, simbolo dell’Italia del Dopoguerra
In quella mattina del 29 marzo 1946 Enrico Piaggio non aveva ali sotto ai piedi, al massimo qualche residuo di macerie: l’Italia cercava strade di ripresa dopo la guerra e lui scelse il prestigioso Circolo del Golf di Roma per presentare la nuova nata nel gruppo industriale di famiglia. Non si chiamava ancora ufficialmente Vespa — il brevetto verrà depositato il 23 aprile — ma la linea sinuosa con il vitino strizzato e la scocca chiusa sbalordì il generale Stone, allora a capo del Comando Forze Alleate in Italia. L’evento venne ripreso dal cinegiornale americano e fu così che ancora prima di essere battezzata con il nome più famoso mai assegnato a una moto, la Vespa mise un piede (o una ruota) negli Stati Uniti.
Il resto è una storia di eleganza e funzionalità che ieri a Roma è stata celebrata con una parata di 25 mila vespisti arrivati da 67 Paesi per festeggiare gli ottant’anni della creatura dell’ingegner Corradino D’Ascanio, uno che non solo le motociclette non le sapeva fare, ma che addirittura non le sopportava.




