
di Stefania Ulivi, inviata a Venezia
Presentato «La città dei vivi» ispirato al libro di Nicola Lagioia. Il regista Gabbriellini: «Voglio restituire dignità alla vittima»
«Tratto da una storia inspiegabilmente vera». Quella di Luca Varani, torturato e ucciso a 23 anni da Manuel Foffo e Marco Prato a Roma nel marzo 2016. Due ragazzi di buona famiglia, come si usa dire, che dopo tre giorni chiusi in casa tra alcol e cocaina, decisero di coinvolgere una terza persona. Un delitto atroce, di rara efferatezza, senza movente e, appunto, senza spiegazione, su cui Nicola Lagioia ha scritto un romanzo di successo, La città dei vivi (Einaudi). Lo stesso titolo del film di Edoardo Gabbriellini passato a Orizzonti (in sala dal 1° ottobre con Eagle Pictures) che ribalta il punto di vista del romanzo: non il racconto dei carnefici, ma quello della vittima.
«Dopo la complessità e la profondità dell’affresco di Nicola — spiega il regista — nel libro, abbiamo pensato che il modo migliore per portare sullo schermo la storia fosse cercare un focus più intimo, per restituire dignità alla vittima». Nel film semplicemente Luca, interpretato da Emanuele Maria Di Stefano, mentre Gaia Merlonghi è la fidanzata Marta




