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Vannacci e le liste di proscrizione per i giornalisti: il generale diventa il «nuovo» Grillo e legge la lista dei cronisti «ostili»

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di Fabrizio Roncone

Come il fondatore del Movimento 5 Stelle manifesta il fastidio per l’informazione

Ingranaggi invisibili scatenano ricordi e sensazioni. La mente torna ai giorni in cui Beppe Grillo e i suoi grillini progettavano di inoculare nelle vene del Paese il terribile virus dell’Uno vale uno (ci sono riusciti, purtroppo) e di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno (hanno fallito, per fortuna). Però noi cronisti andavamo a vedere da vicino, ad ascoltare soprattutto lui, il capocomico che un «vaffa» dietro l’altro era diventato capopopolo e prendevamo appunti, lo studiavamo, cercavamo di capirne la forza politica, la prospettiva politica, mentre lui si affacciava dalla terrazza dell’albergo, pure quello a 5 Stelle, con vista sul Foro Romano, fingeva di sputarci e poi scendeva e ci ringhiava in faccia che non eravamo nemmeno più giornalisti, ma solo «larve, vermi che strisciano, cadaveri che camminano, morti viventi…». Insultarci non gli sembrava mai abbastanza. Così scriveva sul suo sito i nostri nomi, pubblicava le nostre foto. Erano vere e proprie liste di proscrizione.

Ecco: a ripensarci, sabato mattina, sul palco dell’Auditorium di via della Conciliazione, aprendo i lavori dell’assemblea costituente di Futuro nazionale, il generale Roberto Vannacci s’è comportato

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