
L’aumento del prezzo dei carburanti non era un’emergenza prevista a bilancio, quindi i soldi che servono per gli interventi sulle accise bisogna pur andarli a prendere da qualche parte, visto che in fondo al barile non c’è più nulla. E allora: via 80 milioni alla Sanità, via 50 milioni a istruzione e ricerca, tagli agli investimenti per il trasporto pubblico locale, al fondo per l’automotive, ecc. E siccome la crisi perdura, Meloni ha chiesto a Bruxelles il via libera all’aumento del nostro debito pubblico per alleggerire le bollette elettriche. Autorizzazione concessa, ma solo per ridurre la dipendenza dal gas; però il governo fa finta di nulla e, pertanto, continueranno a usufruire dello sconto sui carburanti anche i benestanti e tutti coloro grazie ai quali il barile è sempre vuoto.
Loro, i ladri, si prendono i vantaggi e i servizi pagati con le tasse versate soprattutto da dipendenti e pensionati. Non solo: fra i 29,9 milioni di persone che nel 2025 hanno chiesto la Dichiarazione Sostitutiva Unica (qui i dati) per accedere a bonus e agevolazioni (sconti su bolletta elettrica, sulle tasse universitarie dei figli, servizi sociosanitari, ecc), insieme ai poveri veri, ci sono anche i poveri finti. Un vizio antico del




