Abbiamo vissuto una giornata felice per la democrazia, americana e quindi mondiale. Le mid-term sono state segnate da un’alta affluenza, preceduta da un voto per corrispondenza egualmente elevato. Lo scrutinio si è svolto in modo pacifico e regolare. Non c’erano autoblindo ai seggi. Nessun candidato, vittorioso o sconfitto, è stato arrestato o ha dovuto fuggire in esilio. L’aspirante autocrate è stato sonoramente castigato dagli elettori e ha incassato la pesante bocciatura delle sue politiche e della sua persona.
I funerali della liberaldemocrazia più antica del mondo – che nel 2026 ha compiuto duecentocinquant’anni – si erano rivelati prematuri. Le narrazioni sul fascismo strisciante, sulla militarizzazione dell’America, sulla sua trasformazione in uno Stato poliziesco, erano grottesche caricature. Anche la leggenda della tecno-dittatura governata da un manipolo di oligarchi si è rivelata tale: Elon Musk e compari hanno sprecato miliardi senza influenzare gli elettori; così com’era successo nel 2016 quando il capitalismo era tutto schierato con Hillary Clinton e la sua campagna elettorale era stata molto più ricca di quella di Trump.
È giusto godersi questa festa della democrazia, senza montarsi la testa. Il verdetto degli elettori è stato una condanna inequivocabile del bilancio di governo di Trump; non necessariamente un plebiscito




