
Dallo stop al traffico nello Stretto di Hormuz alla partita sull’uranio arricchito, passando per sanzioni, missili e 100 miliardi di asset bloccati: i colloqui tra Washington e Teheran si aprono in un clima di massima tensione, con ricadute globali su energia, cibo e tecnologia.
Tra Islamabad e lo Stretto di Hormuz si gioca una partita ad altissima tensione. Tra oggi e domani, nella capitale del Pakistan, dovrebbero prendere il via i colloqui tra Stati Uniti e Iran, un confronto che si annuncia complesso e carico di incognite. Al centro del negoziato resta il nodo nucleare, dove le posizioni appaiono ancora distanti. Washington, sostenuta da Israele, insiste per l’azzeramento completo delle attività di arricchimento dell’uranio, ritenute funzionali a un possibile sviluppo militare. Teheran continua invece a rivendicare la natura esclusivamente civile del proprio programma.
La crisi dello Stretto di Hormuz
Il dossier più urgente, però, è quello dello Stretto di Hormuz, diventato il vero epicentro della crisi. L’Iran rivendica il controllo su questa rotta strategica, sostenendo che ricada nelle proprie acque territoriali insieme a quelle dell’Oman. Dall’inizio del conflitto, il passaggio è stato di fatto interrotto: traffico ridotto del 95%, transiti bloccati, attacchi contro navi e posa di mine. Gli




