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Unicredit, con Commerzbank 21 miliardi di utile nel 2030: «La fusione un segnale all’Europa»

di Andrea Rinaldi

L’ad Andrea Orcel: «Una revisione dell’ops solo «a valle di un confronto». La Germania «diventerebbe il primo paese del gruppo»

Unicredit ritiene che Commerzbank «non sia adeguatamente preparata ad affrontare le sfide future e sia eccessivamente concentrata sul conseguimento di risultati a breve termine». Per questo l’ad di Piazza Gae Aulenti, Andrea Orcel, vede per l’istituto tedesco una «crescita di qualità con una maggiore attenzione alla Germania e alla Polonia» ma anche una «razionalizzazione delle attività non strategiche per ridurre i rischi e migliorare l’efficienza operativa e di capitale» e «creazione di solide linee di difesa». Unicredit indica poi un miglioramento mirato e strutturale della produttività e dell’efficienza, con reinvestimento di circa il 60% delle attività non legate alle risorse umane e non strategiche nella rete internazionale e circa il 40% di efficienze nelle risorse umane derivanti principalmente da attività non operative. 

Gli utili fino al 2030

«L’andamento degli utili è stato reso meno rischioso sia grazie alle linee di difesa che alla trasformazione strutturale, e si prospetta sostenibile fino al 2030», spiega ancora Unicredit. Secondo Orcel, la fusione porterebbe a un utile netto di circa 21 miliardi di euro nel 2030 con ricavi

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