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Una pausa per gli ottavi: come Tuchel ha sfruttato l’hydration break per ribaltare il Congo

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I tre minuti introdotti con la scusa di far rifiatare i giocatori sono diventati veri e propri timeout per i tecnici e un ulteriore fonte di reddito con la pubblicità

Chiamiamolo pure hydration break, ma consideriamolo per ciò che davvero è: un time out. Una delle grandi novità del Mondiale è sicuramente la divisione delle partite in quattro quarti e non più, almeno non del tutto, in due tempi. L’intervallo lungo di un quarto d’ora non viene intaccato, ma ne sono stati aggiunti due più corti, a metà circa delle due frazioni: tre minuti di sosta, in teoria per far rifiatare i giocatori (ma non sempre ce ne sarebbe bisogno, tra pioggia e stadi con il tetto chiuso e l’aria condizionata), in pratica per consentire alle tv di guadagnare molti soldi con gli spot. Si è parlato tanto di quanto incidano queste due interruzioni sul flusso del gioco e sul ritmo della partita. E in effetti è un argomento valido. Ma ce n’è un altro con una valenza ben superiore di cui già ci si era accorti in qualche partita e che, nella sfida tra Inghilterra e Congo, è emerso in modo inequivocabile: lo sfruttamento da parte degli allenatori

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