
di Federico Fubini
Sono oltre 160 i bersagli raggiunti in territorio russo in un anno tra cui un grattacielo a Mosca
All’ultimo attacco su Tuapse, quando le colonne di fumo si vedevano dallo spazio e cadeva una pioggia nera di petrolio, le autorità hanno finalmente chiuso le scuole. Video dei passanti mostrano il greggio in fiamme che scorre in strada, mentre la macchia oleosa sul Mar Nero davanti alla città si allargava a quattro chilometri quadrati. L’aria era carica di gas cancerogeni da evaporazione di benzene.
Tuapse è un porto russo che ospita una raffineria del gruppo statale Rosneft e i droni ucraini ne hanno colpito le infrastrutture quattro volte da metà aprile. Non è un caso isolato in Russia. Terminali dell’export petrolifero, depositi di fertilizzanti e altre raffinerie sono stati centrati nelle ultime settimane a Primorsk sul Baltico (da lì parte il 40% dell’export russo di greggio) e a Perm (a oltre mille chilometri dal confine ucraino) ed è stato colpito persino un grattacielo di Mosca attorno al quale avrebbe delle proprietà l’ex presidente Dmitry Medvedev.
Solo nel 2025 Kiev stima di aver raggiunto 160 bersagli, oltre a decine




