
di Viviana Mazza
A Pechino settimo faccia a faccia tra i due leader. Hormuz, Taiwan e dazi i nodi sul tavolo
DALLA NOSTRA INVIATA
PECHINO – Trecento giovani vestiti di bianco e celeste sventolavano bandierine cinesi e americane in perfetta sincronia ieri sera all’aeroporto di Pechino: «Benvenuto, benvenuto presidente — gridavano —. Uno speciale benvenuto». Donald Trump scendendo dall’Air Force One li ha salutati con il tipico pugno alzato e, dopo la stretta di mano con il vicepresidente Han Zheng sotto lo sguardo di Elon Musk, è entrato nella «Bestia», parcheggiata alla fine del tappeto rosso. Non c’era Melania, ma lo affiancavano il figlio Eric, che gestisce la Trump Organization, e la nuora Lara.
È la prima visita di un presidente americano in Cina da quasi 9 anni (Biden non venne ma incontrò Xi Jinping in California), l’ultima è stata quella dello stesso Trump nel 2017. È il loro settimo faccia a faccia, si sono scambiati lettere negli anni.
Hanno interessi diversi ma entrambi vogliono maggiore stabilità e vedono investimenti e commercio come il canale migliore nel breve periodo, mentre allo stesso tempo cercano di ridurre la dipendenza l’uno dall’altro.
Oggi Trump chiederà a Xi di




