di Francesco Battistini
Nell’enclave filorussa incastrata tra Moldova e Ucraina, tra nostalgia sovietica, soldati di Mosca, oligarchi e gas (finito). L’ex ministro della Difesa Shoigu: «Sono minacciati da Kiev e Chisinau, li difenderemo»
DAL NOSTRO INVIATO
TIRASPOL – Fa il caldo delle due e c’è da seppellire un morto. Sull’asfalto bucherellato che porta alla fortezza di Bendery, sventolando le insegne d’uno Stato che non c’è, portando le croci d’un Dio che non esiste, il piccolo corteo funebre avanza col passo d’un Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. Gli uomini sorreggono le icone, anche se si professano tutti atei comunisti. Le donne reggono le falci col martello, anche se pregano tutte dietro al pope. Perfino l’immagine del Cristo Pantocratore ondeggia sulle bandiere rosse.
«Questa è la Transnistria», sorride Victor, che ogni settimana viene da Chisinau per ragioni di lavoro: è un’Urss con la proprietà privata, una bestemmia col permesso del prete, un bortsch senza barbabietole. «Un Paese dove s’ostenta la nostalgia dell’Unione Sovietica e della gloria che fu, ma dove in realtà nessuno rimpiange il comunismo e gli orrori che comportò. C’è una storiella che dice: la Transnistria è come lo Sputnik che trasportò la cagnetta Laika nello spazio




