
Arriva Pape Sarr a centrocampo, e si apre un libro: quasi trent’anni di storie e aneddoti legano i bianconeri al calcio africano
Quando nell’agosto del 2003 il giovane Stephen Appiah arrivò alla Juventus, aveva già smesso da tempo di mangiare chili e chili di gelato, come se nel menù della vita non vi fosse altro. Battuta: questione di gusti. Aveva ventitré anni, un fisico esplosivo che per sua sventura si rivelò molto fragile, l’allegria di chi ogni giorno scopre un mondo nuovo. Ghanese di Accra, primo di quattro fratelli, Appiah aveva esordito nel massimo campionato ghanese a sedici anni, aveva passato un mese in prova al Galatasaray – bocciato – e subito dopo era sbarcato in Italia. Tre anni di formazione a Udine – lì aveva conosciuto le gioie del gelato: cono o coppetta? Cono, senza esitazioni – con il debutto in Serie A, due a Parma e uno a Brescia, a fare da cavalier servente al divino Baggio, rivelandosi uno dei migliori centrocampisti del campionato. Ad alzare il sipario sul suo passaggio alla Juventus era stato Lilian Thuram, ex compagno a Parma, che un giorno gli aveva telefonato, annunciandogli che il ds Luciano Moggi lo avrebbe contattato. “Ma ci




