
di Alessandro Zuin
Fu staffetta partigiana, insegnante e attivista della Cisl. Nel 1976 l’ingresso nel governo Andreotti come ministra del Lavoro. L’impegno della sua città, Castelfranco Veneto, per il centenario della nascita
Era un governo destinato, a suo modo, a entrare nella storia politica dell’ancor giovane Repubblica Italiana. Siamo alla fine del luglio 1976, il giorno è giovedì 29, cinquant’anni fa tondi tondi. Mezza Italia sta aspettando l’ormai imminente fine settimana per sbarcare ufficialmente nel mese delle vacanze e un bel pezzo di Paese – come vedremo poi – staziona già sotto l’ombrellone. Giulio Andreotti forma un governo, il suo terzo da presidente del Consiglio, composto esclusivamente da ministri della Democrazia Cristiana, che in pieno agosto otterrà la fiducia delle Camere come primo esempio di una formula che passerà agli annali sotto il nome di «compromesso storico»: l’esecutivo, infatti, nei numeri si regge sul bizantinismo della «non sfiducia» o della «solidarietà nazionale». Nella pratica parlamentare, sta in piedi cioè grazie all’astensione del principale partito di opposizione, il Pci, che in quelle elezioni del ’76 aveva raggiunto il suo massimo risultato con il 34,4% (la Dc, per dire, era sopra non di molto con il 38,7%).
Un governo




