
Non è una patologia, ma una tendenza generazionale sempre più documentata
Daniele Particelli
16 giugno – 17:18 – MILANO
Quando lo smartphone squilla, spesso chi ha meno di 35 anni si limita ad attendere che smetta di suonare e solo a quel punto manda un messaggio alla persona che lo ha cercato. E se il numero non è salvato in rubrica, non ci si scomoda neanche a mandare un messaggio. Quello che può sembrare un meccanismo di difesa in un’epoca dominata da chiamate di spam e truffe, è in realtà uno scenario molto comune che risponde al nome di telefobia. Non si tratta di una patologia, ma di una tendenza generazionale ormai ben documentata: la Gen Z sembra aver sviluppato una vera e propria avversione per le chiamate telefoniche in tempo reale, preferendo nettamente la comunicazione asincrona.
Telefobia, i numeri confermano la tendenza—
Un sondaggio condotto nel 2024 da Uswitch ha rivelato che il 23% dei giovani tra i 18 e i 34 anni afferma di non rispondere mai alle chiamate. Il 58% interpreta addirittura uno squillo improvviso come il preludio a una cattiva notizia. E il 37%




