di Alessia Cruciani
Il gruppo brianzolo, leader mondiale nelle probe card che testano i semiconduttori, è appena entrato nell’indice delle maggiori società italiane. L’ad Stefano Felici: «Siamo all’inizio di un superciclo»
«In futuro avere un robot in casa sarà la normalità. E quella generazione non potrà più rinunciarci, come noi oggi non possiamo rinunciare allo smartphone». Stefano Felici, ceo di Technoprobe, guarda già lì. A un mondo in cui l’intelligenza artificiale avrà bisogno di una potenza di calcolo enormemente superiore a quella attuale. Per la società che guida, significa soprattutto altri chip da controllare. Il futuro, però, per Technoprobe è già cominciato. Dal 21 settembre la società di Cernusco Lombardone (Lecco), è entrata nel paniere dell’Ftse Mib, l’indice delle quaranta maggiori società di Piazza Affari. Vale ormai intorno ai 20 miliardi di euro e in poco più di quattro anni dalla quotazione il titolo ha moltiplicato il proprio valore.
Un gigante tecnologico italiano che resta quasi in incognito rispetto alla notorietà dei suoi clienti, anche se gioca un ruolo fondamentale nella filiera dei semiconduttori: Technoprobe è il primo produttore mondiale di probe card, le schede sonda che permettono di verificare il funzionamento dei chip durante la produzione.




