
di Marco Cremonesi
In tribuna stampa vietato l’accesso a funzionari e uomini di partito
«Vedette» e «contro-vedette». «Metodo Maroni» e «metodo Franceschini». Inutile negarlo, sul «melonellum» (o Stabilicum che sia) la lancetta della tensione è ormai a fondo scala: il rischio che tiratori anonimi abbattano la legge elettorale al suo apparire in aula non lascia tranquillo nessuno.
Fino a ieri sera, la richiesta di voto segreto non era stata ancora presentata. Non vuol dire nulla: basta che in qualsiasi momento un deputato si alzi e consegni in Aula alla presidenza la richiesta scritta e fine del cinema: chi vota cosa resterà un segreto.
O almeno, dovrebbe. La presidenza della Camera ha disposto una regola nuova: nella tribuna stampa, proprio al centro sopra all’emiciclo, sarà vietato l’ingresso degli addetti stampa dei partiti, giornalisti o non giornalisti. Una novità nata all’indomani del voto sulle preferenze dello scorso luglio: l’associazione della Stampa parlamentare (Asp) protestò con i questori perché tre funzionari del gruppo di Fratelli d’Italia avevano ripreso il voto dalla tribuna stampa. Il capogruppo vannacciano Edoardo Ziello aveva dato fuco alle polveri: «Lo dico agli amici di FdI, che i deputati di Lega e Forza Italia hanno tradito il vostro




