
di Francesco Battistini
La convinzione dei diversi governi: rompere non si può. L’Eni ha trovato in Egitto il più grande giacimento della storia mediterranea
Chiaro: c’è da pensare a quella mamma Nessy in attesa dell’ultimo verdetto, «l’adultera», che è prigioniera in casa sua. Ovvio: non bisogna ignorare quel giovane Luigi arrestato per droga, «il narcotrafficante», che starà dentro un quarto di secolo. Qui ne va del destino dei nostri connazionali, dice Antonio Tajani, per spiegare tanta cautela («hanno condannato tre persone, non l’Egitto»). Perché si sa che la giustizia del feldmaresciallo Abdel Fattah Al Sisi non va mai troppo per il sottile: chi se l’è dimenticato il viso pallido del ricercatore bolognese Patrick Zaki nella gabbia di Mansura, 2020, quand’era imputato di libero pensiero e in una calca di sbirri ci raccontava come si sopravvive in una cella egiziana, pigiati con 35 persone e una sola latrina?
Non paragonate la mia storia a quella di Regeni, si dispera Nessy: «Non voglio esser messa in relazione con quel caso terribile…». La stessa cosa che all’epoca dicevano i difensori di Zaki: guai a far paralleli con l’assassinio di Giulio. Che è sempre stato tabù per la stampa del Cairo



