Il 14 settembre 2016 entrava in vigore la legge 166, conosciuta come legge Gadda. Dieci anni dopo, il tema dello spreco alimentare non può essere letto soltanto attraverso la donazione delle eccedenze. Quel passaggio resta decisivo, ma non esaurisce più il campo di lavoro. La domanda oggi è più precisa: come si evita che lo spreco si formi? Nella ristorazione collettiva la risposta passa dalla qualità della programmazione, dalla capacità di leggere i consumi reali, dal rapporto con la committenza e dall’organizzazione quotidiana del servizio. Per questo il decennale della legge 166 assume un valore che va oltre la ricorrenza. A IMMENSE 2026, il 15 settembre all’Ara Pacis di Roma, la giornata organizzata da ANIR Confindustria, Maria Chiara Gadda, prima firmataria della norma, e Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International e autore del saggio Contro lo spreco. Cibo, valore, futuro, porteranno il tema dentro due momenti diversi del programma. Il filo comune non è il formato degli interventi, ma il passaggio di fase: dal recupero delle eccedenze alla prevenzione fondata su dati leggibili e verificabili.
La legge Gadda e il limite del solo recupero
La legge 166 ha costruito una cornice più favorevole alla cessione gratuita delle eccedenze alimentari



