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Smart working all’estero, il ministro Zangrillo: «Sono favorevole, nel pubblico ora più fiducia che controllo»

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di Martina Zambon

Il titolare del dicastero della Pubblica amministrazione: «Crescono i giovani assunti. Semplificazioni e rinnovi contrattuali, così cambia la PA»

Paolo Zangrillo, ministro della Pubblica Amministrazione, torna in Veneto. Martedì è atteso all’M9 di Mestre per l’evento «Facciamo semplice l’Italia. Parola ai territori» con Unioncamere Veneto. Il gioco di parole è su «PA», quella pubblica amministrazione storicamente bollata col poco lusinghiero «posto fisso statale». E lo slogan «facciamola semplice» riassume gli sforzi profusi sul fronte delle semplificazioni, oltre 500 negli ultimi anni.

Ministro, con i suoi molteplici incontri territoriali sembra impegnato in un’operazione di rebranding dello «statale». A questo proposito, le sottoponiamo un caso che ha fatto discutere nei giorni scorsi: il Comune di Padova ha concesso ai propri dipendenti lo smart working anche dall’estero, che ne pensa?
«Lo strumento dello smart working ha un grandissimo potenziale. L’importante è saperlo gestire correttamente: se il capo si sente di riconoscere fiducia al proprio collaboratore, che la prestazione venga fatta da casa o dall’estero, non cambia. Capiamoci: ciò che sta alla base dello smart working è un cambio di mentalità. Si passa da una logica di controllo a una logica di fiducia e a una gestione per obiettivi.

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