
di Simone Canettieri e Monica Guerzoni
Nel vertice di governo si è discussa la norma per obbligare le piattaforme a comunicare informazioni per identificare i messaggi su episodi di violenza
Il fenomeno è così «nuovo e complesso» da obbligare il governo a esplorare anche il mondo dei social. Nel vertice di ieri a Palazzo Chigi si è discusso, tra i vari provvedimenti da portare oggi in Consiglio dei ministri, anche di una norma per obbligare i provider delle piattaforme social a comunicare qualsiasi informazione utile alla polizia giudiziaria per identificare i messaggi relativi a episodi di violenza. Esempio: davanti a un passaparola su TikTok o all’uso di un hashtag preciso come «grido di battaglia» dovrà partire una segnalazione alla magistratura e alle forze dell’ordine.
D’altronde la riunione convocata ieri dalla premier Meloni con i ministri interessati all’allarme sicurezza (Interno, Giustizia e Difesa) e gli apparati ha messo al centro, prima delle soluzioni, l’analisi di una «dinamica inedita rispetto al passato». A partire dalla natura, appunto, dei protagonisti di queste devastazioni. La presidente del Consiglio ha detto di voler «rispondere con fermezza» ai fatti della scorsa settimana. Per «dare un segnale», per non lasciare «nell’impunità i teppisti».




