di Fabio Savelli
Il Fisco punta sulla digitalizzazione degli scontrini contro l’evasione. I negozianti segnalano però rischi per la sicurezza dei software e chiedono controlli
Circa 110 miliardi di euro di imposte e contributi sottratti ogni anno alle casse pubbliche. È l’ordine di grandezza dell’evasione fiscale e contributiva stimata dal ministero dell’Economia, che nella Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva 2026 quantifica il divario tra quanto dovuto e quanto effettivamente versato nel 2023 in una cifra compresa tra 107,9 e 112,8 miliardi di euro. La componente tributaria pesa per 98,7-100,1 miliardi, mentre quella contributiva vale tra 9,2 e 12,7 miliardi. La propensione all’evasione si attesta tra il 17,1% e il 17,3% del gettito teorico.
La battaglia sugli scontrini digitali
Per questo la digitalizzazione degli scontrini rappresenta uno degli strumenti cardine di tutti i governi per ridurre gli spazi di evasione, rendendo più difficile occultare gli incassi e consentendo al Fisco di disporre di informazioni più strutturate sulle vendite. Ma l’ampliamento delle modalità con cui i commercianti potranno registrare e trasmettere i corrispettivi deve fare i conti con un requisito essenziale: garantire che i dati siano integri e non possano essere manipolati lungo il percorso




