
di Andrea Nicastro
Il premier spagnolo rincorre gli elettori perduti cavalcando la protesta sul caro affitti. Ma la sua ultima scommessa sembra troppo audace anche per lui
DAL NOSTRO INVIATO
MADRID – Su un pezzo di cartone, appeso su una tendina a Puerta del Sol, qualcuno ha scritto l’editoriale migliore per la Spagna di oggi: «E adesso chi ca… voto?».
Già perché Sánchez ha il diritto di rincorrere gli elettori perduti cavalcando la protesta sul caro affitti. È il suo mestiere di politico di sinistra, in teoria dalla parte dei deboli, eppure otto anni di governo e scandali l’hanno logorato. È ancora giovane, elegante e bello, adatto ai social e alla tv, abile nel comunicare e lucido nelle battaglie.
Il problema è che tiene famiglia. Una moglie, Begonia Gomez, indagata per traffico di influenze e malversazione di fondi pubblici. L’accusa per la docente femminista e «primera dama» del socialismo spagnolo è del genere «lei non sa chi ho sposato io». Un fratello, David, condannato per aver approfittato del nome Sánchez per vincere un concorso pubblico «scritto su misura per lui».
Amici e colleghi di partito passati dalle stelle del potere alla polvere delle condanne. Il primo è l’ex premier Jose




