di Andrea Bonafede
L’unicorno italiano opera in 15 Paesi, sviluppa partnership con gli istituti e punta sull’intelligenza artificiale. Il ceo, Simone Mancini: «Con gli agenti possiamo offrire la soluzione finanziaria migliore al cliente. Nel 2026 puntiamo al break even»
A febbraio 2022 Scalapay è diventata la terza startup italiana a raggiungere lo status di unicorno — con una valutazione superiore al miliardo di dollari —, la prima a non vendere o decidere di quotarsi. La direzione strategica è così rimasta in mano ai fondatori, Simone Mancini e Johnny Mitrevski, che da quel round di investimento da 497 milioni di dollari hanno intrapreso un percorso di consolidamento, espansione e investimenti in tecnologia e innovazione. Un’evoluzione che va di pari passo con quella del Buy now pay later, di cui Scalapay è leader in Italia e nel Sud Europa: secondo Banca d’Italia, nel 2025 il 30% dei nuclei famigliari italiani ha fatto ricorso almeno una volta al Bnpl. Per Crif l’utilizzo di questo tipo di finanziamento cresce ogni anno a doppia cifra ed è aumentato del 220% rispetto al primo semestre 2022.
L’accordo con Deutsche Bank, il cambio di passo per il settore
Nel frattempo, il segmento «Small Ticket»




