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Sánchez alla fine ammette: «Abbiamo fatto errori». Tutti gli errori, dagli scandali a Ceuta

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di Andrea Nicastro

Il premier dimissionario cerca di recuperare gli elettori perduti

DAL NOSTRO INVIATO 
MADRID – Su un pezzo di cartone, appeso su una tendina a Puerta del Sol, qualcuno ha scritto l’editoriale migliore per la Spagna di oggi: «E adesso chi ca… voto?». Già perché Pedro Sánchez ha il diritto di rincorrere gli elettori perduti sul cavallo della protesta per il caro affitti. È il suo mestiere di politico di sinistra, in teoria dalla parte dei deboli, eppure otto anni di governo e scandali l’hanno logorato. 

È ancora giovane, elegante e bello, adatto ai social e alla tv, abile nel comunicare e lucido nelle battaglie. Il problema è che tiene famiglia. Una moglie, Begoña Gómez, indagata per traffico di influenze e malversazione di fondi pubblici. L’accusa per la docente femminista e primera dama del socialismo spagnolo è del genere «lei non sa chi ho sposato io». 

Il caso solleva una violenta offensiva da parte delle opposizioni (Pp e Vox). Pedro sembra che stia per crollare. Nell’aprile di due anni fa scrive su X una lettera in cui annuncia cinque giorni di riflessione. Si sospende dagli incarichi di governo. Ci pensa bene e torna al

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