
di Aldo Grasso
Il cantautore calabrese, scomparso in un incidente d’auto a soli 31 anni, è stato un’anomalia della musica italiana: esuberante, satirico, insofferente alle etichette
In tutta franchezza non ho capito se fosse un lungo spot per la Regione Calabria o un omaggio a Rino Gaetano. Nel dubbio ho preferito concentrarmi su di lui, soprattutto quando qualche cantante provava a restituire una sua canzone: «Radio2 Live – Il cielo è sempre più blu» (Rai2).
A fare gli onori di casa Ema Stokholma (ormai sembra che in Rai esista soltanto lei), affiancata da Ginotto Castaldo, nella gremitissima piazza XV Marzo, nel cuore di Cosenza. Breve la vita del cantautore solitario e inquieto (morto in un incidente d’auto), lunghissima invece l’ombra lasciata dalle sue canzoni.
Tra paradosso e sarcasmo, Rino Gaetano è stato un’anomalia della musica italiana: esuberante, satirico, insofferente alle etichette. Faceva nomi e cognomi, sfidava il conformismo, attirandosi la censura della Rai e l’ostilità di un sistema incapace di incasellarlo.
Senza voler mancare di rispetto agli artisti invitati da «Radio2 Live», nessuno possedeva neppure una scheggia di quello spirito anarchico e corrosivo.
Brani come «Ma il cielo è sempre più blu» e «Gianna» sono




