di Fausta Chiesa
«La sfida – spiega Ksenia Balanda, direttore generale Eolico Offshore Italia di Nadara – non è restituire qualcosa al territorio con una logica “risarcitoria” ma costruire progetti di rigenerazione condivisa». I progetti in Scozia e in Italia
«Avete l’ok del territorio?». Se non la prima è sicuramente una delle prime questioni che sollevano le banche quando si trovano di fronte al finanziamento di un progetto di rinnovabili. Lo sa bene Nadara, produttore indipendente di energia green a livello europeo e internazionale, nato nel 2024 dall’unione di due società del settore: Renantis (già Falck Renewables) e Ventient Energy. Nadara è una parola di origine scozzese e la scelta non è casuale. Il nome deriva dalla parola gaelica scozzese «nàdarra» che significa «naturale». Nel Regno Unito e in particolare in Scozia Nadara è particolarmente attiva. Il Regno Unito è il mercato principale di Nadara, dove gestisce oltre un gigawatt di capacità eolica onshore distribuita in 45 parchi. Ma dalla terra ferma Nadara vuole produrre energia dal vento anche in mare aperto. Il portafoglio di progetti in fase di sviluppo comprende oltre 1 GW di progetti eolici onshore e solari e 4,4 GW di progetti eolici offshore galleggianti




