
di Francesca Scorcucchi
In «Alley Cats» lo stand-up comedian inglese celebra il suo amore per i felini, «gli unici a essersi addomesticati da soli»
Ricky Gervais lo ha ripetuto per anni, sui social e in tv: ama i cani, li adora, li considera — lui ateo — la cosa più vicina al concetto di Dio. Lo scorso dicembre, a Hemel Hempstead, ha scoperto la statua dedicata a Vislor Antilly, la femmina di pastore tedesco che nella serie After Life interpretava il cane Brandy: «È stata la mia co-protagonista preferita. Le avrò detto “brava” almeno venti volte al giorno, le dicevo brava anche quando non lo era».
Eppure, nonostante l’amore per i cani, Ricky Gervais è appena uscito su Netflix con una serie animata sui gatti: Alley Cats, sei episodi da 15 minuti, su una banda di gatti randagi sboccati, cinici come solo Gervais riesce a essere. È la prima serie animata ideata e diretta dal comico inglese.
È partito dai gatti, non dai cani. Il fatto è che Gervais adora i cani ma ammira incondizionatamente i felini. «I gatti non hanno bisogno delle persone quanto i cani — spiega il comico — sono indipendenti e




