
di Gian Mario Benzing, inviato a Pesaro
«Le siège de Corinthe», opera grandiosa, punta il dito contro la dissoluzione della bellezza e della civiltà. Grande prova del soprano Vasilisa Berzhanskaya
È’ tutto da godere, Le siège de Corinthe (L’assedio di Corinto) di Gioachino Rossini, grandioso capolavoro del 1826, la nuova produzione che apre il «Rossini Opera Festival» di Pesaro, in scena fino a venerdì 21 (applauditissima al debutto, con qualche sparuto dissenso all’indirizzo del regista Davide Livermore). Intanto c’è una protagonista formidabile, Vasilisa Berzhanskaya, voce che, col tempo, non solo amplia l’estensione, ma cresce in bellezza, pastosità, omogeneità. Qui è Pamyra, giovane bizantina, combattuta tra l’amore per quello che scopre essere il nemico, Mahomet II, pronto a distruggere il suo mondo, e la fedeltà a padre e patria. Ogni sua nota è da ascoltare, gli sfumati, gli acuti in pianissimo, l’agilità autentica e leggera, l’elegia misurata ma commovente nell’invocazione alla madre, l’Andantino in sol maggiore Du séjour de la lumière (il corrispettivo di Madre, a te che sull’empiro in Maometto II), come nel pianto finale, Juste ciel, ah! ta clémence (corrispettivo di Giusto ciel! in tal periglio), sublimato in un sussurro, come già al di là della vita.
Godiamo questo Rossini




