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Regionalismo e fine vita, Sud in stallo

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Sul regionalismo nessuno è perfetto. Ogni coalizione procede tra regole ed eccezioni, tra opportunismi e scelte d’avanguardia. Così, mentre il Paese si divide sull’autonomia differenziata e sulla richiesta di nuove garanzie per la dignità della persona, le Regioni avanzano per conto loro, spesso indipendentemente dal colore politico, occupando spazi lasciati vuoti dallo Stato e coordinandosi tra loro per fronteggiare i tempi che corrono. Il caso del Nord è particolarmente evidente. Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Liguria hanno deciso di stringere un’alleanza con le rispettive Confindustrie per elaborare una piattaforma comune sulle politiche industriali. Energia, credito, semplificazione, innovazione e attrazione degli investimenti sono i capitoli di un’agenda destinata a far valere il peso economico di un’area che determina il 51,3% del Pil nazionale.

Il dato politicamente più significativo è che nell’alleanza «nordista» convivono quattro Regioni governate dal centrodestra e una, l’Emilia-Romagna, retta dal centrosinistra. A proposito di avanguardie, appunto. Si conferma che quando si tratta di difendere interessi urgenti o bisogni laceranti non c’è appartenenza di schieramento che tenga. Il caso del suicidio medicalmente assistito rende ancora più evidente la contraddizione. In assenza di una legge nazionale, alcune Regioni sono intervenute al limite delle proprie competenze e della giurisprudenza della Corte

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