
Da Bill Russell a Larry Bird, costruì due generazioni di campioni e trasformò Boston in una dinastia. Nove titoli da allenatore e un’eredità che andò oltre il campo
Non era un uomo disposto a perdere tempo: non glielo permettevano il suo carattere forte, la lingua tagliente e quella convinzione incrollabile: nessun traguardo può essere figlio di un colpo di fortuna, perché è sempre il frutto di un progetto ben strutturato. Va da sé che per lui il basket non era mai stato soltanto una somma di individualità, per quanto eccelse. Il Gioco, maiuscolo come entità collettiva, doveva diventare una macchina perfetta, guidata dalla fiducia, lubrificata dalla disciplina e alimentata dalla capacità di sacrificarsi per qualcosa di più grande del sé. Quando ha salutato il mondo il 28 ottobre di vent’anni fa, Arnold Jacob Auerbach ha lasciato alle sue spalle un tracciato che nessuno avrebbe potuto immaginare non tanto e non solo in termini di vittorie, quanto perché aveva fatto germogliare un’identità e battezzato una dinastia.




