Una telefonata anonima, la pretesa assurda di un rimborso di 100 euro per un presunto biglietto di un concerto venduto da parte di un collaboratore del locale, il rifiuto legittimo del ristoratore e, puntuale come un orologio, la punizione: quattro recensioni da una stella scagliate a freddo tra Google e Tripadvisor per rovinare anni di lavoro. Il metodo è collaudato, codardo e purtroppo ancora tremendamente efficace. Quella capitata alla Trattoria Ponte Peron di Asolo (Tv) non è la solita svista da servizio lento, ma la dimostrazione lampante di come i portali di valutazione continuino a trasformarsi in clave promozionali o in armi da estorsione a disposizione del primo malintenzionato di turno. Mentre chi lavora e investe viene lasciato a combattere a mani nude contro profili fantasma, la sensazione è che il sistema preferisca tutelare il traffico di clic anziché la verità dei fatti.
Il nodo normativo: l’Antitrust non depotenzi le leggi a tutela del settore
La vicenda porta inevitabilmente alla luce il nodo centrale della vertenza legislativa in corso sulla trasparenza delle recensioni. Come scritto qualche giorno fa da Italia a Tavola sul tema dell’azione dell’Antitrust, la preoccupazione primaria del comparto risiede nel rischio che le autorità di vigilanza finiscano per depotenziare




