
Il miglior marcatore della Liga col Barcellona: “Bello fare il falso nove. Lamine è da Pallone d’Oro. I gol? Il tecnico Flick ha visto cose che io non vedevo”
Raphinha sorride tanto. Fa parte della sua natura, ma ora di più, molto di più. La sua vita non ha mai seguito una linea retta, e anche quando è andata dritta c’era sempre qualche ostacolo da superare. L’infanzia complicata tra violenza e povertà a Restinga, la peggior favela di Porto Alegre, l’arrivo in Europa a 19 anni, un Portogallo minore poi Rennes, Leeds, la bella stagione con Bielsa e finalmente il Barça, pagato caro e atteso al varco in un club con debiti ampi come il Camp Nou. Alti e bassi, un addio che è già scritto, e improvvisamente tutto cambia. Con Hansi Flick. Che in successione gli dà fiducia, affetto, la fascia di capitano e il ruolo di centravanti. Raphinha prende, ringrazia e restituisce: 12 gol nelle prime 7 giornate di questa Liga, quando un anno fa ne ha fatti 13, responsabilità, leadership, esempio.
Stiamo parlando col nueve più forte del mondo? Primo grande sorriso.
“Falso. Nel senso di falso nueve”.
No no, lei è un centravanti vero.




