Il miglior marcatore della Liga col Barcellona: “Bello fare il falso nove. Lamine è da Pallone d’Oro. I gol? Il tecnico Flick ha visto cose che io non vedevo”
25 settembre – 00:39 – BARCELLONA (SPAGNA)
Raphinha sorride tanto. Fa parte della sua natura, ma ora di più, molto di più. La sua vita non ha mai seguito una linea retta, e anche quando è andata dritta c’era sempre qualche ostacolo da superare. L’infanzia complicata tra violenza e povertà a Restinga, la peggior favela di Porto Alegre, l’arrivo in Europa a 19 anni, un Portogallo minore poi Rennes, Leeds, la bella stagione con Bielsa e finalmente il Barça, pagato caro e atteso al varco in un club con debiti ampi come il Camp Nou. Alti e bassi, un addio che è già scritto, e improvvisamente tutto cambia. Con Hansi Flick. Che in successione gli dà fiducia, affetto, la fascia di capitano e il ruolo di centravanti. Raphinha prende, ringrazia e restituisce: 12 gol nelle prime 7 giornate di questa Liga, quando un anno fa ne ha fatti 13, responsabilità, leadership, esempio.
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