
di Fabrizio Roncone
Nel ’99 tra Capri e Amalfi. L’amore (discusso) per la vela
C’è «Ikarus» ormeggiato davanti alla spiaggia di Santa Maria. È la sera del 3 agosto 1999. «Me l’hanno detto quelli della capitaneria», annuncia un cameriere del ristorante Acqua Pazza, il vassoio con l’ultimo giro di gin tonic ordinato dai cronisti, già tre bottiglie di bianco vuote nel cestello del ghiaccio, per una cena che è stata strepitosa, spensierata, sotto un cielo di stelle che sull’isola di Ponza, certe notti d’estate, sembra di poter toccare.
Adesso, però, c’è solo il rumore dei bicchieri sbattuti sul tavolo, alla fine i cronisti sono pur sempre gente di trincea, si vola subito a vedere se la notizia è vera, eravamo qui proprio per questo, è il pensiero che ci teniamo addosso correndo a perdifiato giù per corso Carlo Pisacane e infilandoci poi dentro i grottoni romani. All’imbocco del secondo, eccolo comparire nella penombra, abbronzato e rilassato: viene avanti con passi d’una lentezza quasi teatrale, Massimo D’Alema, presidente del Consiglio e comandante di «Ikarus», un Baltic da 51 piedi che, in quei giorni d’estate, i direttori dei giornali ci mandavano a intercettare nelle acque del Mediterraneo studiando mappe




