
di Camilla Sernagiotto
Dalle foreste del Nord America e del Guatemala un cambio di scala per la conservazione: milioni di immagini analizzate in pochi giorni grazie all’intelligenza artificiale. Una riduzione drastica dei tempi di lavoro
Per anni lo studio della fauna selvatica si è trovato davanti a un limite sempre più evidente: la tecnologia ha reso possibile osservare gli animali come mai prima d’ora, ma la capacità di trasformare queste osservazioni in conoscenza è rimasta indietro. Le fototrappole, ormai diffuse in tutto il mondo, permettono di raccogliere quantità enormi di immagini dagli ecosistemi più diversi, ma ogni singolo scatto deve essere analizzato, classificato e interpretato da ricercatori ed esperti. Il risultato è un flusso continuo di dati che spesso si accumula più velocemente di quanto possa essere elaborato, creando un collo di bottiglia che rallenta la ricerca proprio nel momento in cui la biodiversità richiederebbe risposte sempre più rapide. È in questo spazio tra raccolta e analisi che oggi si inserisce l’intelligenza artificiale, con la promessa di ridurre drasticamente i tempi di elaborazione senza compromettere la qualità delle conclusioni scientifiche.
Milioni di immagini, mesi di lavoro manuale
In alcuni progetti internazionali il volume ha raggiunto dimensioni difficili da




