
di Aldo Grasso
Il montaggio surreale del programma di Rai3 ci sbatte in faccia la più grande verità metafisica del nostro Paese: l’Italia non evolve, si rispecchia. Quasi con compiacimento
Accendi la tv, parte la sigla di «Blob 20 Anni Prima» e vieni immediatamente travolto da una vertigine temporale. Sullo schermo scorrono immagini d’archivio: un anchorman Rai con una cravatta improbabile lancia un servizio sulla crisi di governo, segue il frammento di un talk show dove due politici si urlano contro per una riforma elettorale, Cesara Buonamici lancia un servizio che non parte, Marco Mazzocchi grida «Viva la Fifa», Marco Tardelli è ospite di una trasmissione sportiva, Wanna Marchi, via telefono, finge di soccorrere una persona…
Ti prende quel brivido mesto, la tenerezza per un passato remoto. Poi guardi meglio l’anno in sovrimpressione. E ti senti un idiota. Non è il passato. O meglio, lo è, ma potrebbe essere stasera.
Il montaggio surreale di «Blob 20 Anni Prima» ci sbatte in faccia la più grande verità metafisica del nostro Paese: l’Italia non evolve, si rispecchia, quasi con compiacimento.
Vent’anni fa avevamo vent’anni di meno, ma i conduttori televisivi avevano esattamente la stessa età di oggi.




