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Quando la pizza cambia volto: dai topping complessi a un ritorno all’essenziale

Stratificazioni di ingredienti, giochi di texture e contrasti ricercati: cresce l’impressione che la pizza napoletana sia sempre più spesso considerata come una tela bianca da riempire. E questo non è necessariamente un male. È più una constatazione di quello che sta accadendo guardando i menu delle pizzerie, diventati nel tempo sempre più costruiti, ridondanti e a volte lontani da quell’immagine che ha reso la pizza un simbolo universale, amato in tutto il mondo proprio per la sua semplicità.

Spesso la pizza migliore è quella più semplice, pomodoro, mozzarella e un filo di olio evo Spesso la pizza migliore è quella più semplice, pomodoro, mozzarella e un filo di olio evo

Spesso la pizza migliore è quella più semplice, pomodoro, mozzarella e un filo di olio evo Spesso la pizza migliore è quella più semplice, pomodoro, mozzarella e un filo di olio evo

Il punto, infatti, non è condannare la creatività del pizzaiolo, che resta un valore imprescindibile per l’evoluzione del mestiere, ma piuttosto mettere in discussione la tendenza all’eccesso e al superfluo.

Pizza napoletana e topping gourmet: quando l’eccesso confonde

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