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Pupi Avati, presenta il nuovo film «Nel tepore del ballo» e racconta la sua Roma: «Città accogliente»

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Il regista bolognese, che vive nella Capitale da oltre cinquant’anni, ricorda il rapporto con Roma come un passaggio decisivo della sua formazione

Paola Medori / CorriereTv

Roma, per Pupi Avati, non è mai stata soltanto una città. È un luogo che accoglie, ma anche che mette alla prova. Il regista bolognese, che vive nella Capitale da oltre cinquant’anni, ricorda il rapporto con Roma come un passaggio decisivo della sua formazione artistica e umana, uno scarto netto rispetto a Bologna: «Beh, fra Bologna e Roma, un mondo». Un distacco profondo, che lui e altri giovani provarono a colmare: «Questo tentativo di assomigliare a Roma lo facevamo da ingenui bolognesi, cercando nei nostri modelli qualcosa che, in quegli anni, le arti — e inserirei anche il cinema — rendevano straordinario: qualcosa di unico e irripetibile». Oggi quello slancio, ammette, si è affievolito. Il cinema ha perso identità: «Poi tutto questo si è andato a spegnere lentamente fino ad arrivare a questa omologazione, soprattutto nel cinema italiano». 

Eppure Roma resta un’eccezione: «È una città capace di ascoltare, soprattutto chi arriva da fuori con un’ambizione forte. Roma è molto accogliente. Qui ho trovato persone che mi ascoltavano, che a un certo punto prendevano in

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