
di Filippo Mazzarella
Il film con Gérard Depardieu e Ornella Muti inaugura una nuova fase della carriera di Marco Ferreri e mostra la decomposizione del patriarcato dall’interno, pur rimanendo prigioniero dello sguardo maschile
Il 21 aprile 1976 esce nelle sale francesi (sarà in quelle italiane da settembre) L’ultima donna di Marco Ferreri, che inaugura una fase della sua carriera in cui il provocatorio nichilismo tipico del maestro milanese viene messo al servizio di un’indagine progressiva sul vicolo cieco di una cultura maschile già arida e fallimentare, contrapponendole una forma di superiorità femminile tanto enigmatica quanto destabilizzante.
Giovanni (Gérard Depardieu) è un ingegnere cassintegrato che vive nella periferia industriale di Parigi dopo essere stato abbandonato dalla moglie. Rimasto solo con il figlioletto di nove mesi, lo accudisce con premura in un appartamento spoglio e silenzioso, segnato da una quotidianità grigia e sospesa.
Quando all’asilo del piccolo incontra Valeria (Ornella Muti), insegnante in crisi sentimentale, nasce una relazione che lo porta presto a una nuova convivenza; ma dopo un periodo iniziale di armonia e intesa sessuale il rapporto s’incrina quando l’attenzione di Valeria si sposta sempre più verso il bambino mentre Giovanni sviluppa una gelosia ossessiva, non




