
Il talento di Antonelli è italiano, ma a costruirgli la strada verso la Formula 1 è stata la scuderia tedesca. Un attenzione ai giovani e un progetto sportivo che il Cavallino ora è chiamato a replicare abbandonando paura e prudenza
I fenomeni come Antonelli è impossibile costruirli, ma scoprirli, arrivando possibilmente prima degli altri, invece si può. C’è un paradosso sottile tra i cordoli di Monza e l’asfalto di Brackley, a casa Mercedes. Kimi, ragazzino con la faccia pulita, il sorriso sfrontato e il talento di chi è cresciuto tra i kartodromi dell’Emilia, è il ritratto perfetto dell’eccellenza italiana. Un pilota nato con la sensibilità per la pioggia nel Dna, plasmato dal lavoro di papà Marco nelle categorie minori. Ma se oggi l’Italia si risveglia con un fenomeno in griglia di partenza, il merito della scommessa non è del nostro sistema motorsport, che proprio in Emilia ha il suo storico distretto. Porta la firma di Toto Wolff e della Mercedes. Che non hanno avuto esitazioni. Quando, diversi anni fa, hanno inserito Kimi nel loro Junior Team, non si sono limitati a sponsorizzare una tuta: hanno disegnato un percorso sportivo. Hanno preferito la scommessa, saltando la Formula 3 per buttarlo nella




