
Già nel 2008 Panorama aveva messo in luce i dubbi sulle indagini scientifiche che portarono Alberto Stasi in cella. Oggi, queste incertezze sono amplificate dai pm che indagano su Andrea Sempio. E gettano ombre sull’infallibilità dell’operato del reparto in camice bianco dell’Arma. Come, in precedenza, era successo con i casi di Cogne e Unabomber
«Non ricordo». La lapidaria formula che Luciano Garofano ha ripetuto ai magistrati mal si concilia con la pungente massima di una vita: «Non esiste il delitto perfetto, esistono delle indagini imperfette». Come quelle che avrebbero condotto a Garlasco i Ris di Parma, allora guidati dal futuro generale. La procura di Pavia formula l’ipotesi più clamorosa: nel glorioso reparto scientifico dell’Arma si sapeva che il test del Dna sulla bicicletta di Stasi era negativo. E qualcuno avrebbe nascosto i risultati. Tra gli atti dell’inchiesta su Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, c’è anche la ricostruzione delle indagini scientifiche che portarono alla condanna di Alberto Stasi. Il dubbio, per i magistrati, allora diventa eclatante: fu depistaggio? La procura ha già ascoltato come testimoni, oltre a Garofano, pure gli ufficiali che lavorarono sulla scena del crimine.
Anche i sottoposti dell’epoca hanno vaghe reminiscenze. Panorama, invece, ricorda benissimo.



